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Riflessi dInchiostro

La soglia delle parole

18 Maggio 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

Ci sono parole che non nascono per spiegare, ma per trattenere. Restano sulla soglia di ciò che viviamo come una mano lieve appoggiata su qualcosa che sta per cambiare, ma non ha ancora deciso in che direzione andare. La scrittura, quando è autentica, non chiude questa soglia: la abita.

“Le parole non sono mai innocenti: portano sempre con sé una direzione, una ferita, un ritorno.”
Paul Celan, Il meridiano

In questa frase si avverte che la lingua non è mai un semplice contenitore del pensiero, ma il luogo in cui il pensiero prende forma e insieme si espone al rischio di essere frainteso, ridotto, oppure rivelato troppo presto. Ogni parola, anche la più semplice, arriva da una storia di attriti: con la memoria, con il silenzio, con ciò che non sappiamo dire fino in fondo. Per questo la scrittura non coincide mai del tutto con l’intenzione di chi scrive. Anche quando cerca chiarezza, lascia sempre intravedere una zona opaca, un margine di resistenza che appartiene al linguaggio stesso.

Si potrebbe dire che parlare e scrivere non servano soltanto a comunicare, ma a misurare la distanza tra noi e ciò che siamo. Nel dire qualcosa, infatti, scopriamo che il senso non ci precede mai del tutto: si forma mentre lo inseguiamo. E ogni frase, nel suo tentativo di stare in piedi, mostra anche la precarietà di tutto ciò che crediamo stabile.

La pagina diventa allora un luogo di esitazione fertile. Non perché manchi di direzione, ma perché accetta che la verità non sempre si presenti intera. A volte arriva per fenditure, per avvicinamenti, per ritorni. Il compito della scrittura non è forzarla, ma restare abbastanza vicini da riconoscerne il passaggio.

Chi scrive, in fondo, non inventa soltanto: ascolta il punto in cui la lingua comincia a dire più di quanto avesse previsto.

da Valerio Villari per Riflessi d’Inchiostro – LaParolaNascosta

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