Alcune cose non chiedono di essere spiegate: chiedono una forma abbastanza quieta da poterle contenere. Eppure non sempre la pagina riesce a farlo. Ci sono pensieri che arrivano troppo tardi o troppo presto, emozioni che si spezzano nel momento stesso in cui le si nomina, intuizioni che sembrano chiare solo finché restano sospese.
Allora si scrive contro il limite della pagina, non per superarlo, ma per misurarlo. Si prova una frase, poi un’altra, e ogni volta qualcosa sfugge. Non perché la scrittura fallisca, ma perché il vivere è più vasto di qualunque frase che lo voglia chiudere. La pagina non basta quando le cose chiedono durata, esitazione, silenzio.
E tuttavia proprio lì, nel margine della sua insufficienza, la pagina diventa preziosa. Perché costringe a rallentare, a distinguere, a lasciare che una sensazione trovi il suo nome senza essere violentata da una definizione. A volte il valore della scrittura non sta nel dire tutto, ma nel non mentire sulla parte che resta indocile.
Quando la pagina non basta, non bisogna accusarla troppo in fretta. Forse sta soltanto ricordandoci che non tutto può essere posseduto dalla forma. Alcune verità si lasciano appena sfiorare. Altre chiedono una seconda stesura. Altre ancora devono restare sul bordo, come una voce che non smette di chiamare da fuori.
LaParolaNascosta