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Stanza delle Lettere / Riflessioni

Dove finiscono i contorni

04 Giugno 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

Ciao,

ti scrivo da un posto in cui tutto sembra respirare in modo diverso. Non perché le cose siano cambiate radicalmente, ma perché qualcosa ha smesso di allinearsi perfettamente con il nome che gli abbiamo dato. E quando succede, anche i gesti più semplici sembrano seguire un ritmo nuovo.

Voglio dirti che questo momento non è una rottura. È il punto in cui l’immagine che avevamo custodito inizia a starci un po’ stretta, e ci sentiamo un po’ sfocati, persino ai nostri stessi occhi. Ma forse non è tanto l’ombra a spaventarci. Forse ci inquieta solo il fatto che, nell’ombra, non possiamo più fingere di avere tutte le risposte.

Eppure, lo sai anche tu: anche quando tutto sembra sospeso, qualcosa continua a pulsare sotto la superficie. Qualcosa rimane, insiste, e chiede soltanto di essere ascoltato. Non è la versione di noi che cercava sempre l’ordine. È una presenza più leggera e autentica, che non ha bisogno di apparire definita per esistere.

Ti scrivo per dirti che non sei fuori posto solo perché ti senti diversa. Non c’è nulla da riparare solo perché i contorni sono meno netti. A volte la verità non è tornare indietro, ma imparare a restare nel cambiamento senza giudicare il nostro passo.

Forse è questo che possiamo fare adesso: parlare piano, senza sentirci obbligati a trovare una meta, senza pretendere di ricucire ciò che si è naturalmente aperto. Restiamo in ascolto di quella voce che emerge quando smettiamo di opporci. E se la pagina può aiutarci, non sarà per spiegare tutto, ma per non perdere il contatto con ciò che sentiamo mentre ci muoviamo.

Non ti chiedo di trovare subito una direzione. Ti chiedo solo di restare con me, ancora un po’, mentre impariamo a pronunciare il nostro nome con una voce nuova.

Con affetto,
una parte di te

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