Quando riaprì la porta, la stanza sembrò identica eppure diversa. Il tavolo era nello stesso punto, la sedia accostata alla parete, la finestra chiusa come l’aveva lasciata. Ma l’aria aveva perso qualcosa, o forse lo aveva guadagnato: quella particolare immobilità che resta quando qualcuno è appena andato via e il vuoto non ha ancora deciso che forma assumere.
Sul tavolo c’era un bicchiere mezzo pieno d’acqua. Accanto, un foglio piegato in due, senza scritte. Lei lo guardò senza toccarlo, come se potesse ancora appartenere a una voce. Poi fece un passo indietro, quasi per non disturbare quel resto di presenza che la stanza custodiva con una cura involontaria.
Non cercò di capire. Sapeva che certi luoghi non restituiscono spiegazioni, solo residui. E che a volte è proprio in quei residui, nel bicchiere, nella piega del foglio, nella polvere che si deposita piano, che continua a vivere ciò che non ha saputo andarsene del tutto.
Valerio Villari