Un frammento di introspezione non spiega: apre una soglia.
Non vedo le cose come sono. Le vedo come sono io. Ho bisogno di scrivere per comprendere quello che sto vivendo. Lo specchio non è mai abbastanza chiaro: mi guardo, e ciò che vedo non è mai il riflesso, ma la proiezione di un desiderio che ancora non ha nome.
…
Ci sono frasi che non spiegano: aprono. Restano sospese, come una soglia, e ci costringono a fermarci un istante prima di attraversarla.
Oggi la settimana dell’introspezione comincia così: con una voce che arriva da lontano e con un frammento che risponde da vicino. Non serve altro.
Basta il dialogo tra ciò che sentiamo e ciò che riusciamo a dire, tra la forma che ci contiene e la luce che la attraversa.
A volte il pensiero non chiede definizioni, ma ascolto. A volte la verità più limpida è quella che non si lascia afferrare del tutto, e proprio per questo continua a parlarci.
Resto lì, allora, in quel punto preciso in cui il visibile sfuma e lascia spazio a qualcosa di più quieto, più intimo, più vero. Ed è da lì che inizia il giorno.