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Poesia

Le maschere

15 Maggio 2026
Custodito nel Baule: Maschere
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Le maschere non nascono per mentire.
Nascono per reggere il giorno,
per non mostrare al sole
la crepa sottile del volto.

Le indossiamo con gesto lieve,
quasi fossero pelle,
quasi fossero il nome
con cui il mondo ci chiama.

C’è chi la porta per difendersi,
chi per piacere,
chi per non cadere
nel silenzio degli sguardi.

Eppure, a forza di abitare il volto,
la maschera impara la nostra voce,
ne ripete i ritardi,
ne copia le ferite.

Così accade che un mattino
non sappiamo più
se tremi il viso
o la sua immagine.

Sorridiamo, e dentro
qualcosa resta immobile.
Parliamo, e dietro la voce
si nasconde un altro battito.

Le maschere sono questo:
un modo elegante
di chiedere pietà
senza nominarla.

Ma viene sempre un istante
in cui il legno cede,
in cui il colore si sfoglia,
in cui il respiro chiede spazio.

Allora il volto non è più perfetto,
non è più utile,
non è più difeso.
È soltanto vero.

E forse la verità
non è il viso scoperto,
ma il coraggio lento
di restare senza riparo.

Di farsi guardare
senza recita,
senza formula,
senza la prudenza del trucco.

Perché ogni maschera, prima o poi,
si consuma nell’uso,
ma ciò che resta
è il tremore che ci ha salvati.

E noi, dietro il frammento,
dietro la finzione,
dietro il gesto imparato,
continuiamo a cercare un nome.

Non per nasconderci ancora,
ma per riconoscerci.

Valerio Villari

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