La scelta delle parole
Ci sono testi che chiedono spazio e testi che chiedono misura. La differenza non sta soltanto nella lunghezza, ma nel modo in cui una frase decide di stare in piedi, nel peso che porta, in ciò che lascia fuori. Un testo ben riuscito non è sempre quello che si dilata: a volte è quello che sa fermarsi prima di esaurirsi, prima di spiegarsi troppo, prima di perdere la sua tensione interna.
Scrivere breve non significa scrivere meno. Significa scegliere con più attenzione ciò che resta, togliere il superfluo, lasciare che la frase abbia il suo passo naturale. In molti casi la brevità non è una rinuncia, ma una forma di precisione. Ci sono pensieri che, se forzati oltre il necessario, si indeboliscono; altri che, al contrario, acquistano forza proprio perché non vengono distesi troppo.
Il valore della misura
La misura di un testo si vede anche da questo: dalla sua capacità di non occupare più spazio del necessario. Un testo che si dilata senza ragione finisce spesso per spiegare ciò che poteva restare implicito. E quando il testo spiega troppo, perde una parte della sua vita. Non perché il lettore non debba capire, ma perché capire non coincide sempre con ricevere tutto già risolto.
C’è una forma di fiducia, nella misura. Fiducia nel lettore, che sa seguire anche ciò che non viene dichiarato fino in fondo. Fiducia nella frase, che non ha bisogno di mostrarsi sempre intera per funzionare. Fiducia nel silenzio tra un passaggio e l’altro, che spesso è il punto in cui un testo respira davvero.
Scrivere senza eccedere
In un blog letterario, questo è ancora più evidente. Un testo breve non è un contenitore povero, ma un contenitore esatto. Tiene poco, se vuoi, ma tiene bene. E tenere bene, in letteratura, vale più di accumulare. La misura non è un limite esterno imposto alla scrittura: è una qualità interna, un modo di restare fedeli a ciò che il testo ha davvero bisogno di essere.
Scrivere, allora, non significa solo aggiungere. Significa anche riconoscere il punto in cui la frase ha detto abbastanza. Ed è spesso lì, non oltre, che comincia la sua parte migliore.
Valerio Villari per Voci in Transito