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Studio

Scegliere cosa scrivere

14 Maggio 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

Non tutto ciò che attraversa la mente merita di diventare un testo.

Scrivere, almeno per come la intendo io, non è accumulare idee: è scegliere quelle poche che reggono il passo, che sanno attraversare il tempo della pagina senza dissolversi subito. In un blog letterario, questa scelta è ancora più importante, perché ogni nuovo pezzo non aggiunge soltanto contenuto: aggiunge direzione.

C’è un momento, nel percorso di chi scrive, in cui la scelta non riguarda più soltanto le idee, ma il tempo stesso. Un momento in cui si capisce che non tutto merita una pagina, e che ciò che resta, ciò che davvero tiene, è ciò che ha attraversato anni, stagioni, cambiamenti. Sessanta anni insegnano anche questo: che la scrittura non è accumulo, ma distillazione.

Capita spesso di avere molti spunti, ma pochi davvero necessari. Alcuni nascono da una lettura, altri da una parola ascoltata per caso, altri ancora da un’immagine, da un tema, da una frase che resta addosso più del previsto. Eppure non ogni intuizione è già un articolo. Alcune hanno forza solo per un momento; altre, invece, continuano a lavorare dentro, chiedono forma, ritmo, pazienza. Sono queste, di solito, le idee che vale la pena seguire.

Scegliere cosa scrivere significa anche capire che tipo di spazio si vuole abitare. Un blog letterario non dovrebbe inseguire tutto ciò che è disponibile, ma selezionare ciò che davvero rispecchia una voce. La coerenza non nasce dal ripetersi, ma dal riconoscersi. Ogni testo dovrebbe appartenere non solo a un tema, ma a un modo di guardare quel tema. È qui che la scelta diventa parte del lavoro creativo: non prima del testo, ma dentro il testo stesso.

C’è poi un altro aspetto, meno vistoso ma decisivo: scegliere aiuta a non disperdersi. Scrivere senza una selezione attenta rischia di trasformarsi in semplice produzione. Scrivere con discernimento, invece, significa lasciare che ogni pezzo abbia un motivo per esistere. Non serve scrivere tutto. Serve scrivere ciò che tiene, ciò che riesce a stare in piedi anche senza essere spiegato troppo, ciò che lascia una traccia e non soltanto un passaggio.

Per questo, per me, scegliere cosa scrivere non è un’operazione preliminare. È già una forma di scrittura. Nel momento in cui decido che cosa merita una pagina, sto già dando un orientamento al mio lavoro, alla mia voce, al mio modo di stare dentro il blog. E forse è proprio qui che si vede la differenza tra chi pubblica e chi costruisce un percorso: il primo accumula, il secondo seleziona. Il primo riempie il tempo. Il secondo prova a dargli una forma.

Forse è proprio questo il privilegio del tempo che passa: imparare che la scrittura non cresce aggiungendo, ma togliendo. E che ogni scelta, oggi più di ieri, è già una forma di verità.

In fondo, scrivere bene non significa avere sempre qualcosa da dire. Significa saper distinguere tra ciò che chiede attenzione e ciò che chiede solo di passare. E in questa distinzione, silenziosa ma essenziale, si gioca gran parte del lavoro di chi scrive davvero.

Valerio Villari per La Redazione

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