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Stanza delle Prose

Prima di diventare altro

18 Giugno 2026
Custodito nel Baule: La Trasformazione

Da giorni la Risonanza della Trasformazione attraversa la Casa, compare nei frammenti, riaffiora nelle poesie, si nasconde nello Studio, si lascia intravedere nell’Osservartorio; oggi ha trovato voce in questa storia.


Marco si fermò. Il riflesso nella vetrina oscurata di un negozio chiuso gli restituì un’immagine che non quadrava. Non i lineamenti, ma l’asse del corpo. Le spalle leggermente asimmetriche, il peso distribuito su una gamba sola, come se l’equilibrio fosse una lingua che aveva dimenticato di parlare.

Intorno, il frastaglio del tardo pomeriggio. Un motorino che stacca l’acceleratore, il brusio sovrapposto dei pedoni, l’odore di asfalto caldo. Marco restò ancorato al marciapiede, mentre la città gli scivolava addosso senza sfiorarlo.

«Aspetta qualcuno, o è la serranda che la ipnotizza?»

Marco si voltò. Una donna anziana era seduta su una sedia di plastica, a ridosso della saracinesca. Indossava un cappotto pesante e teneva le mani appoggiate su un bastone. Non lo guardava con curiosità, ma con la pazienza di chi ha tutto il tempo del mondo.

«No. Stavo solo… guardando.»

«Il vetro scuro ha un brutto vizio,» disse lei, senza distogliere gli occhi dalla strada. «Ti restituisce la città, ma si tiene te.»

Marco tornò a fissare la vetrina. Un autobus svoltò l’angolo, coprendo il riflesso con una scia di vernice rossa e luci sfocate. Quando il vetro tornò limpido, Marco non cercò più il proprio volto. Fissò il punto esatto in cui, un secondo prima, c’era il suo sguardo.

Abbassò la testa. In una crepa dell’asfalto, a ridosso del cordolo, un filo d’erba pallida tremava nel vento caldo dello scappamento dei motorini. Marco lo fissò. Sentì un formicolio leggero alla base del collo, la sensazione fisica e netta di un ingranaggio che, per la prima volta in mesi, saltava un giro.

Una sirena spaccò l’aria in fondo alla via. Marco sbatté le palpebre, distratto dal riverbero.

Quando riaprì gli occhi, la sedia di plastica era vuota.

Non c’era stato rumore di passi, né lo strisciare del bastone. Marco fece un passo verso la saracinesca. Il riflesso era di nuovo lì, in attesa.

Pensò a come l’acqua del mare d’inverno si ritiri sulla battigia senza fare rumore, rubando la sabbia un millimetro alla volta, finché non ti accorgi che la riva non esiste più.

Si aggiustò il colletto della giacca. Fece un respiro profondo, assaporando l’odore di gas di scarico. Poi rimise un piede davanti all’altro.

Il marciapiede era lo stesso. Ma il modo in cui la suola della scarpa toccava la pietra, ora, era diverso.


La sua traccia continua nella Risonanza della Trasformazione, dove altre voci osservano lo stesso tema da prospettive diverse. Se desideri esplorare ciò che questa eco ha lasciato nella Casa, il Baule della Trasformazione resta aperto. E la Stanza delle Prose custodisce molti altri cammini.


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