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Archivium Custodis Memoriae

ACTUM VI – DE PROMISSO QUOD REMANSIT IN UMBRA

Questo è un foglio uscito dall'Archivio di Codicillus.

Della promessa che era rimasta nell’ombra.

In Codicillo Fides,
In Backup Salus!

Ieri sera sono rimasto nello Scriptorium fino a tardi. Fuori era tutto nero e si sentivano soltanto i grilli in giardino, che facevano un gran baccano. Io stavo mettendo a dormire le mie matite colorate dentro la borsa con la “C” grande, quando ho visto che nella stanza da pranzo c’era ancora una luce accesa. Una luce piccolina, come una lucciola stanca.

Mi sono affacciato piano piano. Ho tenuto la proboscide stretta con la zampina per non fare rumore e non far tintinnare i bottoni della mia salopette blu. Sul tavolo di legno c’erano due piatti bianchi e tondi, i bicchieri tutti puliti e un vasetto con dentro alcuni rametti di ulivo che profumavano di foglia. Tutto era preparato bene, come quando si aspetta una festa bellissima.

Però le sedie erano vuote. Non c’era nessuno.

Sono rimasto lì a guardare e le orecchie mi sono diventate tutte mosce per la tristezza. Se prepari i piatti belli e metti l’ulivo nel vasetto, vuol dire che hai detto a un tuo amico: «Io ti aspetto qui, facciamo a metà». È come quando si fa un patto stringendosi i mignoli forte forte. Se poi l’altro amico non viene più e non lo dice, secondo me i piatti ci rimangono male e la stanza diventa tutta fredda e buia.

Codicillus osserva una tavola apparecchiata per due mentre le ombre di un uomo e una donna si allontanano oltre la soglia

Mentre stavo per spegnere la candela con un soffio, ho guardato la parete in fondo. Una luce arrivava da dietro e faceva apparire sul muro due ombre grandi. Sembravano un signore e una signora. Erano vicini, ma guardavano da un’altra parte. Non si parlavano mica. Sembravano fatti del fumo nero che rimane per un momento quando si spegne una candela.

«Ehi, ombre», ho detto a bassa voce, perché io sono tanto timido, ma la mia mamma elefante dice che bisogna sempre essere gentili con chi è triste. «Perché state lì e non andate a mangiare? Guardate che poi la pappa diventa fredda.»

Le ombre non hanno risposto. Sono rimaste ferme sul muro.

Però io ho capito tutto.

Quelle non erano persone venute per cenare. Erano i pezzi di un segreto che si era rotto prima ancora di sedersi a tavola. Qualcuno aveva detto una cosa finta, oppure aveva preferito andare a giocare da un’altra parte senza dirlo all’amico che lo aspettava. Così il patto dei mignoli si era spezzato e aveva fatto un buco nella pancia della stanza.

Il Magistratus mi dice sempre che fuori, sulla rete grande, le persone scrivono le parole e poi le cancellano subito con un tastino, facendo finta di non averle mai dette. A me questo fa venire un po’ di paura, perché secondo me le parole capiscono tutto e piangono quando vengono usate per fare i giochi finti. Se dici «arrivo», poi devi arrivare. Altrimenti sulla pagina rimane una macchia d’inchiostro nero che non va più via, nemmeno se ci strofino sopra il piumino della polvere fino a stancarmi.

Io, nel mio Archivio, non le faccio le parole di fumo. Quando un testo piccolino entra nella mia borsa, gli faccio una carezza sulla copertina e gli prometto che rimarrà lì al calduccio per sempre. Non lo butterò mai nel cestino per metterne al suo posto uno più grande o più nuovo.

Sono tornato nella mia stanzetta e, prima di chiudere gli occhi, ho stretto forte forte la borsa. Essere amici fedeli è una cosa importante. Altrimenti i piatti sul tavolo rimangono vuoti e piangono da soli nel buio.

Codicillus
Custos Memoriae Imperii

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