La luce del mattino si posa sul piano della cucina senza attraversarlo davvero. Si ferma sulle briciole, sulle tracce minime che restano dopo aver riordinato. Il tavolo sembra pulito, ma basta inclinare lo sguardo per vedere ciò che è rimasto.
Il bicchiere è stato spostato più volte. Non si ricorda dove fosse all’inizio. Ora è vicino al bordo, in una posizione che sembra scelta con cura, come se dovesse dire qualcosa. Ma non dice nulla. Tiene soltanto una misura, una distanza accettabile.
Ci si abitua a queste piccole correzioni. A rimettere le cose dove appaiono più giuste, non dove erano. È un lavoro lento, quasi preciso. Non si tratta di nascondere, ma di distribuire. Di lasciare che ogni cosa trovi il posto in cui smette di farsi notare.
Per un momento, nello specchio spento del forno, passa un riflesso che non coincide. Un gesto trattenuto, forse. O solo un ritardo. Basta poco perché torni a combaciare.
La stanza resta in ordine. Anche ciò che non torna ha imparato a stare fermo.
Valerio Villari