Il nome della distanza
Un racconto lungo sulla distanza che separa, misura e rivela: tra padre e figlio, tra responsabilità e colpa, tra parola e realtà.
Risonanza
Alcune menzogne vengono pronunciate agli altri. Le più difficili da riconoscere sono quelle che raccontiamo a noi stessi. Questa risonanza raccoglie le tracce lasciate dalle illusioni, dalle giustificazioni e da tutte le volte in cui la verità è stata aggirata per poter essere sopportata.
L’auto-inganno non è una menzogna che raccontiamo agli altri, ma una menzogna che costruiamo per noi stessi. È un meccanismo sottile, spesso invisibile, che ci permette di mantenere intatta l’immagine che abbiamo della nostra vita anche quando la realtà la contraddice. Non nasce dalla cattiveria, ma dalla paura: la paura di vedere ciò che potrebbe costringerci a cambiare.
Molte delle nostre convinzioni non sono scelte, ma protezioni. L’auto-inganno funziona così: seleziona ciò che possiamo sopportare e scarta ciò che potrebbe incrinare la nostra coerenza. Non ci impedisce di sapere, ma ci impedisce di riconoscere. È una zona grigia tra ciò che sappiamo e ciò che fingiamo di non sapere, un equilibrio fragile che ci permette di andare avanti senza mettere in discussione tutto.
Il punto non è giudicare l’auto-inganno, ma comprenderlo. È una struttura, non un errore. Tutti, in forme diverse, lo utilizziamo per difenderci da verità che arrivano troppo presto o troppo forti. Ma la filosofia, quella che non consola, comincia proprio quando questa struttura si incrina. Quando ci accorgiamo che la nostra lucidità non è mai stata completa e che molte delle nostre scelte erano solo versioni eleganti delle nostre paure.
Questa Risonanza osserva proprio questo: come ci raccontiamo, come ci proteggiamo, come costruiamo narrazioni che ci permettono di restare immobili mentre crediamo di muoverci. Non per smascherarci, non per giudicarci, ma per vedere.
Perché vedere, a volte, è già un atto di libertà.
Non sempre mentiamo per nascondere; a volte ci si inganna per continuare a stare in piedi dentro ciò che si sa.
Un racconto lungo sulla distanza che separa, misura e rivela: tra padre e figlio, tra responsabilità e colpa, tra parola e realtà.
Un uomo confonde la fedeltà con la rinuncia e resta intrappolato nella propria menzogna più discreta. Un racconto sull’autoinganno.
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L’autoinganno non sempre mente: a volte addolcisce, protegge e rende abitabile ciò che ancora non sappiamo sostenere.
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Molte delle nostre convinzioni non sono scelte, ma protezioni. L’auto‑inganno funziona così: seleziona ciò che possiamo sopportare e scarta ciò che potrebbe incrinare la...