Dell’auricolare che era connesso ma taceva.
In Codicillo Fides, §
In Backup Salus!
Questa mattina nello Scriptorium è successa una cosa molto strana con un ovetto di plastica piccolino. Il Custode lo chiama X8 ed è un aggeggio senza fili che si mette nell’orecchio per ascoltare le musiche che stanno dentro lo schermo grande. L’ovetto era posizionato sul tavolo, tutto pulito e molto educato, e il computer continuava a scrivere nei suoi foglietti segreti che l’ovetto era presente, che era un amico fidato e che erano attaccati insieme.
Io allora ho pensato che fosse tutto pronto e ho avvicinato l’orecchio peloso per sentire la canzoncina. Però dall’ovetto non usciva proprio niente. Nemmeno un fssss piccolo piccolo. Nemmeno un sussurro. Nemmeno quel rumorino di respirazione che fanno i gatti quando dormono per farti sapere che sono vivi.

Il Custode allora ha aperto un registro e c’era scritto: Paired: yes. Che vuol dire che si erano dati la mano. Poi ha aperto un altro registro e c’era scritto: Trusted: yes. Che vuol dire che erano amici per la pelle. Poi ne ha aperto un altro ancora, e quello diceva: Connected: yes. Che vuol dire che erano proprio appiccicati. Io guardavo tutti quei “SÌ” scritti dritti e mi sembrava impossibile che con così tanti sì potesse uscire un silenzio così grande e perfetto.
«Forse ha la gola secca e il volume è basso», ho detto io, aggiustandomi gli occhiali tondi.
Il Custode ha guardato la riga del volume. La riga era alta e piena.
«Forse la musica si è persa per strada e non sa dove deve andare.»
Ha controllato pure quello. La musica partiva dallo schermo e andava proprio dritta verso l’ovetto X8.
A quel punto sono arrivati sul monitor dei foglietti con dei nomi lunghissimi e pieni di lettere giganti, cose difficili come PipeWire, WirePlumber e pure BlueZ che ha la Z in fondo. Sembravano tutti quei signori importanti che stanno negli uffici del Re con i timbri in mano: si passavano un foglio di carta dall’uno all’altro e ognuno diceva: «Per me è tutto a posto, io ho fatto il timbro!».
Il Custode faceva le domande e il computer rispondeva subito, tutto fiero: «Sì, l’ovetto è attaccato! Sì, sta camminando! Sì, è il profilo giusto!». A un certo punto il computer sembrava sapere così tante cose dell’ovetto che secondo me ne sapeva più lui dell’ovetto stesso.
Io me lo sono rimesso vicino all’orecchio.
Niente. Sempre silenzio.
Allora il Custode si è un po’ arrabbiato. Ha staccato l’ovetto, lo ha riattaccato, ha fatto finta di dimenticarsi di lui, poi lo ha cercato di nuovo, gli ha ridato la mano e ha guardato altri foglietti ancora più lunghi. Per cinque minuti l’ovetto X8 ha iniziato a fare un gioco strano: si attaccava e si staccava da solo, velocissimo, come quando io apro e chiudo la cerniera della mia borsa con la “C” per vedere se i sassi sono ancora lì. Sembrava che volesse gridare qualcosa, e invece non diceva niente.
Poi, all’improvviso, è rimasto fermo e attaccato.
«Adesso funziona!», ha detto il Custode con il ditone alzato.
Abbiamo provato a fare play.
Ancora silenzio.
Io ho guardato il Custode e lui ha guardato me con la faccia buffa. E lo schermo stupido continuava a scrivere che era tutto perfetto e bellissimo.
A quel punto il Custode si è stancato dei giochi magici senza fili. Ha preso una cuffia di quelle vecchie, nera, con lo spago lungo e la punta di ferro. Ha infilato la punta nel buchino del computer.
Pam! La musica è partorita subito, fortissima, e faceva ballare pure i miei libri sul tavolo.
Io sono rimasto un po’ a pensare a questa storia sulla mia sedia piccolina, perché nello Scriptorium i registri scritti sono una cosa seria e io li tengo tutti puliti. Però oggi ho capito che può capitare che tutti i foglietti dicano la verità e, nello stesso momento, le cose vere facciano una cosa completamente diversa. Forse non è colpa dei foglietti del computer. Forse ci sono delle cose che diventano così difficili e piene di parolone proprio perché si sono dimenticate come si fa una cosa semplice, come darsi la mano con un filo di spago.
Ho guardato la cuffia con il filo lungo e poi l’ovetto X8, che era ancora tutto fiero di essere “connesso” nei foglietti, ma intanto se ne stava lì muto come un sasso.
Così ho preso il mio pennino buono e ho scritto sul mio registro grande:
In Bluetooth Fides, in Filo Salus.
Codicillus
Custos Memoriae Imperii