Dell’Osservatorio che non aveva finestre.
In Codicillo Fides, §
De Mundo Qui Intrat Sine Ianua.
Questa mattina mi è stato detto che il Custode ha costruito un Observatorium tutto nuovo. La notizia mi è piaciuta subito, perché un Observatorium è un posto molto importante. Serve per osservare. Questa cosa la so per certo, perché la parola stessa lo dice e le parole, quando sono scritte in latino o quasi, hanno il vantaggio di sembrare molto più sicure di tutte le altre. Ho preparato subito il mio Registrum Magnum, due matite colorate, il temperino rosso e il piccolo panno morbido che uso per pulire le cose delicate. Non sapevo se il cannocchiale dell’Observatorium avesse già il suo panno e mi è sembrato da bravo elefantino portarne uno da casa. Ho preso anche un libro con tante figure del mondo: le montagne, le città con le macchine, i porti con le navi, un fiume, una piazza con la fontana e pure un deserto dove non si vede quasi niente, ma proprio per questo è facile controllare se manca qualche sasso.

Quando sono arrivato, però, il cannocchiale non c’era. Ho cercato benissimo. Prima sopra il tavolo grande, poi accanto alle gambe del tavolo, e pure dietro la sedia, perché a volte gli adulti mettono le cose importanti in posti poco importanti e dopo non le trova più nessuno. Niente. Ho pensato che forse era andato a farsi aggiustare il vetro e ho deciso di non scrivere subito le cose brutte sul mio registro.
Poi ho cercato la finestra. Non c’era neanche quella. Questa volta ho controllato ancora meglio, con gli occhiali tondi appiccicati al muro, perché un cannocchiale può andare a fare una passeggiata, ma una finestra di solito ha compiti più stabili e sta ferma lì. Ho guardato tutte le pareti della stanza. C’erano solo un monitor nero, una tastiera, un sacco di fili colorati e molte cose che sembravano fare dei lavori precisi, ma non avevano nessuna intenzione di spiegarmeli perché sono timido. Finestre: zero. Allora ho aperto il Registrum Magnum con il mio pennino buono.
OBSERVATIO I
Observatorium novum caret cannocchiale. Ci ho pensato un po’ e ho aggiunto sotto: Caret etiam fenestris. Poi ho fatto due righe sotto la seconda frase, perché mi sembrava una cosa molto più grave della prima. Come si fa a guardare il cielo se non c’è il buco sul muro?
Stavo ancora pensando a quale maestro andare a dire che avevano costruito una stanza sbagliata senza le finestre, quando sul monitor è comparsa una scritta. Era una notizia. Subito dopo ne è arrivata un’altra. Poi un’altra ancora, velocissima. Ho avvicinato la mia sedia piccolina per vedere meglio.
Sul monitor continuavano a saltare fuori nomi difficili, titoli grandi, date, aziende, laboratori, modelli di Intelligentia Artificialis, ricerche e annunci. Alcune cose arrivavano da Google, altre da Meta, Anthropic, OpenAI e da posti che non ho mai sentito nelle favole. Non entrava nessuno dalla porta e, visto che avevo già controllato che le finestre non c’erano, la situazione diventava davvero magica o un po’ stregata.
Ho guardato dietro il monitor per capire il trucco. C’erano solo dei cavi. Ne ho seguito uno con l’occhio finché è andato a nascondersi sotto il pavimento, dove i cavi vanno sempre quando non vogliono farsi fare le domande da me. Ho controllato pure sotto la scrivania. Nessun giornalista nascosto. Allora ho chiesto a voce alta da dove arrivassero tutte quelle scritte.
Il Custode mi ha spiegato che l’Observatorium fa quasi tutto da solo: usa delle cose che si chiamano crawler, dei feed RSS e dei sistemi strani che fanno il giro del mondo e raccolgono quello che la gente pubblica sui computer. Io non ho capito bene che forma abbiano questi crawler, ma dal nome secondo me devono essere dei piccoli ragnetti invisibili che corrono dentro i fili. Gli articoli entrano nella macchina, vengono letti, messi a confronto, divisi per scatole e preparati per farci capire cosa stanno combinando i robot dell’Intelligentia Artificialis. Ho ascoltato con molta attenzione, muovendo le orecchie.
Poi ho guardato di nuovo i muri grigi. La spiegazione del Custode non aggiustava il problema delle finestre. Anzi, lo faceva diventare una cosa molto più seria. Se tutte quelle scritte arrivavano da così tanti posti diversi del mondo, voleva dire che l’Observatorium aveva tantissime finestre. Solo che nessuno le aveva costruite con i mattoni. Erano invisibili. Allora ho scritto:
OBSERVATIO II
Fenestrae sunt multae sed invisibiles. Questa volta non ho fatto le due righe sotto. Non ero ancora sicuro che il Magistratus mi lasciasse sottolineare le cose invisibili.
Ho preso il mio libro con le figure del mondo e l’ho appoggiato vicino al monitor. Mi è sembrato un dovere. Se una macchina deve guardare il mondo, deve almeno sapere che aspetto ha un albero o una spiaggia vera.
Ho aperto il libro sulla pagina della città vista dall’alto, dove ci sono le casette piccole. Sul monitor, intanto, una grande società annunciava un robot nuovo. Ho girato pagina. C’era il mare blu. Un laboratorio pubblicava una ricerca difficilissima. Ho girato ancora. Le montagne con la neve. Qualcuno sullo schermo scriveva che una nuova tecnologia avrebbe cambiato il modo di lavorare, di studiare, di disegnare, di cercare le cose, di comprare e probabilmente pure di preparare il latte caldo la mattina.
Ho chiuso il libro. Il problema era chiaro. Il mondo del mio libro stava fermo. Quello del monitor invece correva come un cavallo matto.
Allora ho deciso che l’Observatorium aveva proprio bisogno del mio aiuto e del mio Registrum. Mi sono seduto bene sulla sedia e ho iniziato a dividere le notizie che arrivavano dentro delle scatole scritte da me.
La prima notizia sembrava importante, quindi ho scritto: Res valde magna. (Cosa molto grande).
La seconda sembrava importante pure lei, ma lo diceva solo il signore che l’aveva inventata per farsi fare i complimenti. Allora ho inventato una scatola nuova: Res quae dicitur valde magna ab eo qui fecit eam. (Cosa che è detta grande solo da chi l’ha fatta).
Per la terza ho fatto un po’ di fatica. Diceva che un robot avrebbe cambiato tutto l’universo, ma non diceva il giorno preciso. Ho scritto: Res quae mutabit mundum, dies incertus. (Cosa che cambierà il mondo, ma il giorno non si sa).
In questa scatola ci sono finiti un sacco di foglietti, è diventata subito pienissima. Allora ho dovuto inventare altre etichette:
- Cosa probabilmente importante.
- Cosa importante solo finché non arriva un’altra cosa importante cinque minuti dopo.
- Cosa che tutti stanno commentando ma secondo me nessuno ha fatto in tempo a capirla.
- Cosa che il computer ha già detto tre volte ma usando parolone diverse.
- Cosa che contiene la parola “RIVOLUZIONARIO” e quindi bisogna stare attentissimi e fare i passi felpati.
Quest’ultima mi è piaciuta un sacco per fare la guardia.
Dopo un po’, però, mi sono accorto che l’Observatorium faceva un lavoro diverso dal mio Registrum. Non metteva solo i foglietti nelle scatole. Cercava di capire da dove arrivavano. Guardava l’orologio per vedere quando erano stati scritti. Li metteva vicini agli altri foglietti che parlavano della stessa cosa. E cercava di capire se una cosa era successa davvero o se era solo un signore che diceva che sarebbe successa nel futuro.
Certe notizie, che entravano nello schermo tutte fiere e con la musica importante, dopo un po’ diventavano piccoline piccoline fino a sparire. Altre, invece, che all’inizio sembravano solo un pezzetto di carta buttato lì, diventavano grandissime quando l’Observatorium le metteva vicino alle cose successe i giorni prima.
Questa cosa mi è sembrata molto strana. Ho guardato il monitor per tantissimo tempo senza fare starnuti. Alla fine ho capito che avevo sbagliato io.
Avevo pensato che un Observatorium servisse per guardare le cose lontane con il cannocchiale. Questo qui invece serviva per un problema al contrario. Le cose lontane arrivavano da sole dentro la stanza. Arrivavano sempre. Erano così tante che il problema non era vederle. Il problema era capire quali guardare senza farsi girare la testa.
Ho riaperto il mio libro con le figure. La città era ancora lì immobile. Anche le navi nel porto. Il fiume passava sempre sotto lo stesso ponticello di pietra e il deserto non aveva approfittato del fatto che guardavo il computer per andare a fare un giro da un’altra parte. Sul monitor, invece, il mondo era già cambiato dieci volte.
Ho preso la mia matita nera e sono tornato alla prima pagina del mio registro. Sotto Observatorium novum caret cannocchiale ho scritto: Cannocchiale non necessarium. (Il cannocchiale non è necessario).
Poi ho preso la gomma e ho cancellato Caret etiam fenestris.
Ci ho pensato ancora un pochino, mi sono grattato l’orecchio con la proboscide e ho scritto l’ultima nota.
OBSERVATIO IX
Observatorium fenestras non habet. Tamen mundus intrat. Restat intellegere quis ei clavem dederit. (L’osservatorio non ha le finestre. Però il mondo entra lo stesso. Bisogna solo capire chi gli ha dato la chiave di casa).
Ho chiuso il Registrum Magnum forte.
Il libro con le figure del mondo, invece, l’ho lasciato lì, appoggiato vicino allo schermo. Non perché serva al computer dei robot. Ma perché qualcuno, dentro quel grande Observatorium, si deve pur ricordare ogni tanto di come è fatto il mondo vero fuori.
Codicillus
Custos Memoriae Imperii
L’Observatorium visitato da Codicillus esiste davvero. AI Observatory osserva e organizza ciò che accade nel mondo dell’intelligenza artificiale, seguendo direttamente le fonti e ricostruendo il contesto delle notizie.