Essere qui, presenti, non significa soltanto esserci. Significa abitare il gesto, il limite e la fragile evidenza del reale. Il corpo riconosce prima delle parole ciò che ferisce, ciò che calma e ciò che respinge; per questo questa Risonanza comincia proprio da lui, dal luogo più concreto attraverso il quale il mondo arriva fino a noi.
Il corpo sa prima delle parole
Il corpo sa prima di noi molte cose. Sa quando un luogo ci respinge, quando una voce ci ferisce, quando una vicinanza ci calma senza bisogno di spiegazioni. Prima che il pensiero riesca a dare un nome a ciò che accade, spesso esiste già una postura, un respiro che cambia, una tensione che compare o qualcosa che finalmente si allenta.
Prima delle idee c’è una soglia più semplice e più esposta: respirare, tremare, trattenere, cedere, restare. Il corpo non è soltanto ciò che portiamo nel mondo, ma anche il modo in cui il mondo entra in contatto con noi.
Abitare la propria presenza
Essere presenti, allora, non significa semplicemente occupare uno spazio. Significa accorgersi di come lo attraversiamo, riconoscere il peso dei nostri gesti, il limite oltre il quale qualcosa comincia a far male e la distanza nella quale, invece, possiamo tornare a sentirci.
Ci abituiamo facilmente a pensare al corpo come a qualcosa da correggere, mostrare, misurare o ignorare. Eppure continua a ricordarci che siamo qui anche quando la mente è altrove, che la stanchezza esiste prima della sua giustificazione e che una presenza non diventa reale soltanto perché è visibile.
Tornare a ciò che è reale
C’è una verità che non passa dalle idee, ma dalla postura con cui attraversiamo il giorno. La riconosciamo nel bisogno di fermarci, nel modo in cui una mano cerca un appoggio, nella distanza che scegliamo da qualcuno, nel sollievo di un respiro che finalmente torna regolare.
Questa Risonanza non propone il corpo come risposta a tutto né trasforma la presenza in una disciplina. Lo osserva piuttosto come una delle forme attraverso cui comprendiamo ciò che ci accade, anche quando non possediamo ancora le parole per raccontarlo.
Essere qui può significare proprio questo: tornare, almeno per un momento, alla parte di noi che non ha bisogno di spiegarsi per sapere di esistere.