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Stanza delle Lettere / Riflessioni

A chi resta in ascolto

27 Aprile 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

A chi resta in ascolto, vorrei dire che non c’è nulla di debole nel fermarsi. A volte è proprio lì, nel non forzare la voce, che si apre uno spazio vero per capire cosa ci abita.

Restare in ascolto non è un gesto passivo: è un atto di presenza. Significa accettare che le domande abbiano bisogno di tempo, che la vita non si lasci sempre tradurre in risposte immediate. È un modo per stare accanto a sé stessi, senza pretendere di risolversi.

Ci sono giorni in cui tutto sembra chiedere movimento, decisione, rumore. Ma l’ascolto è un’altra forma di coraggio: quello di non riempire subito il silenzio, di non coprire la pausa con parole che non sono ancora mature. In quel margine di quiete, qualcosa si chiarisce da sé, non perché lo cerchiamo, ma perché smettiamo di inseguirlo.

Restare in ascolto è anche un gesto di fiducia. Fiducia nel fatto che ciò che deve arrivare, arriverà. Che la voce interiore, se non la si costringe, trova da sola il suo ritmo. Che la verità, quando è pronta, si lascia riconoscere senza clamore.

E allora sì, fermarsi diventa un modo per restare vivi. Per sentire il mondo che respira accanto, per accorgersi di ciò che si muove anche quando tutto sembra immobile. Per ricordare che la cura comincia dal silenzio, e che ogni parola nasce da un ascolto.

Valerio Villari

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