Liber Tertius – De Creatione Identitatis Virtualis et Poenis Passwordarum
Della creazione dell'identita virtuale, delle password e della verifica perpetua del cittadino.
libro canonico
Liber Tertius De Creatione Identitatis Virtualis et Poenis Passwordarum
Della creazione dell'identita virtuale, delle password e della verifica perpetua del cittadino.
Ogni cittadino che desideri registrare la propria presenza presso una piattaforma telematica sarà tenuto a forgiare una parola chiave denominata “Password”, conforme ai requisiti della Sacra Inquisizione Algoritmica.
La suddetta parola chiave non dovrà contenere riferimenti alla vita terrena del soggetto, né nomi propri, né date significative, né parole esistenti in alcuna lingua viva o morta.
La password dovrà comporsi di una combinazione sufficientemente caotica di lettere, cifre e simboli da risultare incomprensibile tanto agli aggressori informatici quanto al suo stesso creatore.
Qualora il cittadino riesca a ricordare agevolmente la password generata, la stessa verrà classificata come eccessivamente debole e pertanto respinta.
L’algoritmo si riserva il diritto di deridere pubblicamente il tentativo mediante l’utilizzo della dicitura color rosso sangue:
“Password troppo debole.”
I moderni sistemi di sicurezza esigono che la password contenga almeno una lettera maiuscola, un numero primo, un carattere speciale non euclideo e un geroglifico della quinta dinastia egizia. L’inserimento di parole di senso compiuto viene interpretato come una pericolosa manifestazione di razionalità.
Completata la creazione della password, il cittadino sarà invitato a confermarla.
La conferma dovrà essere effettuata mediante una seconda digitazione integrale della medesima stringa.
Qualora la seconda versione differisca dalla prima anche per un singolo carattere invisibile, l’intera procedura verrà annullata.
L’algoritmo non fornirà ulteriori spiegazioni.
Gli studiosi identificano in questa fase la nascita del cosiddetto Dubbio Crittografico. Il cittadino, pur essendo l’autore della password, non possiede più alcuna certezza circa la sua corretta trascrizione. Tale fenomeno aumenta proporzionalmente al numero di simboli speciali richiesti.
La password così ottenuta manterrà la propria validità per un periodo non superiore a novanta giorni.
Decorso tale termine, il cittadino verrà informato che la propria identità digitale è improvvisamente divenuta insicura.
Egli sarà pertanto obbligato a crearne una nuova.
Le ultime ventiquattro password precedentemente utilizzate saranno considerate impure e non potranno essere riutilizzate.
La presente disposizione istituisce la più celebre pena amministrativa dell’Impero Informatico. Il cittadino viene costretto a generare una successione infinita di parole chiave sempre più astratte, fino a perdere qualunque rapporto semantico con la propria memoria biologica.
Una volta superata la Purificazione della Password, il cittadino verrà sottoposto alla Prova del Dispositivo Connesso.
A tal fine gli verrà inviato un codice numerico monouso mediante un apparato elettronico diverso da quello attualmente utilizzato.
Il codice conserverà la propria validità per un intervallo temporale approssimativamente equivalente a pochi battiti di ciglia.
L’apparato destinatario del messaggio dovrà trovarsi nella stanza più lontana disponibile.
Le osservazioni empiriche dimostrano che la distanza tra il cittadino e il dispositivo destinatario aumenta in proporzione diretta all’urgenza dell’operazione da compiere.
Il cittadino dovrà quindi:
a) reperire il dispositivo;
b) sbloccarlo;
c) individuare il messaggio;
d) memorizzare il codice;
e) ritornare alla postazione originaria;
f) completare l’inserimento.
Qualora il cittadino completi correttamente tutte le operazioni sopra elencate, il codice verrà considerato scaduto.
L’algoritmo inviterà pertanto il soggetto a richiederne uno nuovo.
La letteratura specialistica definisce questa condizione come uno stato di agitazione rituale caratterizzato da corsa immotivata, sudorazione e crescente ostilità verso gli oggetti elettronici presenti nell’ambiente.
Qualora il cittadino richieda un secondo codice, il primo verrà recapitato immediatamente.
Qualora richieda un terzo codice, il secondo verrà recapitato insieme al quarto.
L’ordine cronologico dei messaggi non dovrà essere considerato vincolante.
La dottrina computazionale moderna riconosce che ogni codice di autenticazione esiste contemporaneamente negli stati di “non ancora arrivato” e “già scaduto”. L’osservazione del messaggio provoca il collasso della funzione d’onda nella configurazione meno utile al cittadino.
Completate tutte le prove precedenti, il cittadino verrà finalmente riconosciuto come titolare della propria identità virtuale.
Tale riconoscimento manterrà la propria validità fino al successivo accesso.
Gli esegeti concordano nel ritenere che il concetto di identità digitale differisca profondamente da quello di identità biologica. La prima deve essere continuamente dimostrata, verificata, confermata e rigenerata. La seconda, fortunatamente, continua a funzionare senza password.
La moderna amministrazione telematica richiede che il cittadino sia simultaneamente presente in almeno due luoghi differenti.
Nel primo luogo dovrà trovarsi il dispositivo principale.
Nel secondo il dispositivo di verifica.
La coincidenza spaziale dei due apparati viene considerata pratica pericolosa e contraria ai principi della Sicurezza Paranoica.
Gli studiosi identificano in tale disposizione la prima applicazione amministrativa della Bilocazione Digitale Obbligatoria.
Alcuni manoscritti tardi riferiscono dell’esistenza di una lettera maiuscola accentata denominata “Ì”. La sua effettiva reperibilità resta tuttora oggetto di controversia tra gli studiosi. Le fonti concordano tuttavia sul fatto che la sua digitazione richiedesse una quantità di conoscenze tecniche sproporzionata rispetto al valore fonetico prodotto.