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Come iniziare a scrivere un romanzo senza avere già tutto chiaro

31 Agosto 2026 · Valerio Villari
Mappa con bussola e pennino che conduce verso un percorso aperto all’orizzonte

Ci sono storie che arrivano quasi intere e altre che si lasciano vedere soltanto per un tratto. Scrivere un romanzo comincia spesso proprio da qui: non dalla certezza di conoscere tutto ciò che accadrà, ma dalla possibilità di riconoscere abbastanza strada da potersi mettere in cammino.


Decidere di scrivere un racconto e decidere di scrivere un romanzo non producono la stessa sensazione. Nel primo caso possiamo spesso intravedere la storia quasi per intero: una situazione, pochi personaggi, un conflitto, forse persino il finale. Nel romanzo, invece, il territorio sembra allargarsi appena proviamo a guardarlo. Ci sono personaggi che ancora non conosciamo bene, avvenimenti che dovrebbero collegarsi tra loro, mesi o anni di vita immaginaria da attraversare e, davanti a tutto questo, una prima pagina che sembra pretendere da noi una certezza impossibile.

È facile convincersi che prima di cominciare dovremmo sapere quasi tutto: chi è davvero il protagonista, che cosa accadrà a metà della storia, come cambieranno i rapporti fra i personaggi, quale sarà il finale. Così iniziamo a prendere appunti, preparare schede, disegnare cronologie, raccogliere documentazione. Tutte attività utili, a volte indispensabili. Eppure può arrivare un momento in cui il romanzo continua a essere preparato senza essere mai scritto. Per iniziare a scrivere un romanzo non è necessario conoscere già tutto ciò che accadrà: è necessario sapere abbastanza perché qualcosa possa accadere. La differenza sembra piccola, ma cambia il modo in cui possiamo avvicinarci a una storia lunga. Non significa rinunciare alla progettazione o affidarsi ciecamente all’improvvisazione; significa accettare che una parte del romanzo possa essere scoperta proprio mentre lo scriviamo.

Un romanzo può cominciare da molto meno di una trama

Raramente una storia arriva già completa. Più spesso comincia da qualcosa di molto più piccolo: una persona che continuiamo a immaginare, un luogo, una relazione, una situazione insolita, un’immagine che non riusciamo a dimenticare. A volte c’è soltanto una domanda. Immaginiamo una donna che, dopo vent’anni, torna nel paese in cui è cresciuta. Non abbiamo ancora un romanzo: non sappiamo perché se ne sia andata, che cosa abbia fatto durante quei vent’anni, quanto tempo rimarrà, chi incontrerà e come finirà la storia. Potremmo pensare che sia troppo poco per cominciare, ma possiamo fare qualcosa di più utile che inventare immediatamente cinquanta capitoli: interrogare ciò che abbiamo già.

Perché torna proprio adesso? È una sua scelta oppure qualcosa l’ha costretta? Che cosa spera di trovare? Che cosa preferirebbe non trovare? C’è qualcuno che sa del suo ritorno, o qualcuno che non dovrebbe saperlo? Ogni risposta modifica la storia e genera nuove domande. Se torna per vendere la casa dei genitori, abbiamo una direzione; se in quella casa vive ancora sua sorella, ne abbiamo un’altra; se le due non si parlano da quindici anni, la situazione comincia già a produrre tensione. L’idea iniziale non è diventata improvvisamente una trama completa, ma è diventata una situazione narrativa: qualcosa può succedere perché esistono persone che vogliono, temono, ricordano o nascondono qualcosa. Ed è molto più di quanto sembri.

Prima della trama viene il movimento

Quando pensiamo alla progettazione di un romanzo, è facile immaginare una lunga sequenza di avvenimenti: prima succede questo, poi quello, poi un altro evento ancora. Ma una successione di fatti non basta necessariamente a creare una storia. Ciò che serve all’inizio è soprattutto capire che cosa può metterla in movimento. Un personaggio si trova in una situazione che non può continuare esattamente com’era: vuole qualcosa, perde qualcosa, riceve una notizia, incontra qualcuno, torna in un luogo, prende una decisione oppure viene costretto a prenderla. Da quel momento deve reagire, e la sua reazione produce conseguenze.

Per questo, prima di preoccuparsi di conoscere tutti gli avvenimenti del romanzo, può essere più utile rispondere a poche domande: chi stiamo seguendo? Che cosa desidera o che cosa sta cercando? Che cosa rende difficile ottenerlo? Che cosa accade all’inizio della storia che gli impedisce di continuare semplicemente la propria vita? Non sono domande capaci di progettare da sole trecento pagine, e non devono esserlo: servono a trovare una direzione. La donna tornata nel paese potrebbe voler vendere la casa nel minor tempo possibile e andarsene, mentre la sorella potrebbe opporsi alla vendita. A questo punto abbiamo già qualcosa che nessuna delle due può risolvere senza confrontarsi con l’altra. Il passato, che inizialmente era soltanto uno sfondo, comincia a esercitare una pressione sul presente. Il romanzo sta iniziando a muoversi.

Quanto bisogna sapere prima di iniziare?

Non esiste una quantità di progettazione adatta a tutti. C’è chi riesce a scrivere soltanto dopo avere costruito una scaletta molto precisa e chi scopre quasi interamente la storia procedendo; tra questi due estremi esistono moltissime possibilità. Il problema nasce quando trasformiamo una preferenza personale in una regola universale. Una scaletta può essere preziosa: può mostrarci che una parte della storia non regge prima che abbiamo dedicato settimane a scriverla, aiutarci a distribuire gli avvenimenti, seguire più personaggi o gestire una cronologia complessa. Ma non è necessario che contenga già ogni scena del romanzo per permetterci di cominciare.

All’inizio può bastare una mappa molto più piccola. Possiamo sapere chi è il personaggio che seguiremo, quale situazione sta attraversando, che cosa rompe il suo equilibrio e quale direzione sembra aprirsi davanti a lui. Possiamo avere un’idea approssimativa di alcuni passaggi successivi e forse persino del finale, oppure il finale può essere ancora completamente oscuro. La domanda utile non è allora “Ho progettato abbastanza?”, ma “So abbastanza da poter scrivere una scena che produca una conseguenza?”. Se la risposta è sì, probabilmente possiamo già cominciare.

Ci sono cose che possiamo scoprire soltanto scrivendo

Le schede dei personaggi possono dirci molte cose. Possiamo annotare età, professione, storia familiare, paure, desideri, abitudini, ma conoscere informazioni su un personaggio non significa necessariamente conoscerlo. Immaginiamo di avere scritto nei nostri appunti: Anna prova rancore verso sua sorella. È un’informazione, e può persino essere importante. Proviamo però a mettere Anna e sua sorella nella casa della madre appena morta e chiediamo loro di svuotarla insieme. Una vuole buttare un vecchio servizio di piatti, l’altra insiste per conservarlo; Anna apre un cassetto e trova qualcosa che non vedeva da quando era bambina, poi la sorella pronuncia una frase apparentemente innocua e Anna smette improvvisamente di parlare.

Adesso il rancore non è più una parola dentro una scheda. Ha gesti, oggetti, esitazioni, ricordi. E mentre scriviamo potremmo scoprire che Anna non prova soltanto rancore: forse prova colpa, forse invidia, forse la versione del passato che avevamo attribuito a lei non coincide con quella della sorella. La scena ci ha restituito informazioni che non avevamo progettato. Questo è uno dei motivi per cui preparare un romanzo e scrivere un romanzo non possono essere esattamente la stessa attività: la progettazione ci permette di immaginare possibilità, mentre la scrittura mette quelle possibilità alla prova. A volte le conferma; a volte le trasforma completamente.

Non è obbligatorio cominciare dalla prima pagina

L’idea di iniziare un romanzo porta quasi automaticamente a immaginare la prima frase, il primo paragrafo, il primo capitolo. E proprio quella prima pagina può diventare un ostacolo enorme: dovrebbe presentare la voce giusta, attirare immediatamente il lettore, introdurre la storia senza spiegare troppo, creare curiosità. Se pretendiamo tutto questo da una pagina scritta quando ancora non conosciamo davvero il romanzo, è facile passare giorni a perfezionare un ingresso verso una casa che non abbiamo ancora esplorato.

Possiamo fare diversamente. Se esiste una scena che vediamo con chiarezza, possiamo scriverla, senza preoccuparci se diventerà il primo capitolo, il quinto oppure se verrà eliminata durante la revisione. Scrivere la scena del ritorno al paese può dirci come guarda il mondo la protagonista; scrivere il primo incontro con la sorella può farci scoprire il tono del loro rapporto; scrivere una discussione può mostrarci che uno dei due personaggi è molto diverso da come lo avevamo immaginato. Non stiamo evitando il romanzo: stiamo entrando al suo interno da una porta che riusciamo già a vedere. La prima pagina definitiva potrà arrivare dopo, quando sapremo meglio quale storia deve introdurre.

Progettare e scrivere possono alternarsi

Si parla spesso di due modi opposti di affrontare un romanzo: progettare tutto prima oppure scoprire la storia mentre la si scrive. Nella pratica non siamo obbligati a scegliere una volta per tutte. Possiamo progettare abbastanza da avere una direzione, scrivere alcune scene e poi tornare alla mappa. La scrittura avrà prodotto nuove informazioni: un personaggio avrà assunto più importanza del previsto, una relazione si sarà rivelata più interessante, un evento che sembrava fondamentale potrà apparire artificiale. A quel punto la scaletta può cambiare e possiamo scrivere ancora.

Il processo diventa circolare: immaginare, progettare quanto basta, scrivere, scoprire, riprogettare. Non è necessariamente un metodo meno rigoroso; significa semplicemente riconoscere che un romanzo è un oggetto troppo complesso perché tutte le sue possibilità siano sempre visibili prima di averne scritto una sola pagina. Naturalmente esistono storie che richiedono una progettazione molto più accurata. Un giallo costruito intorno a indizi e rivelazioni, un romanzo storico che attraversa eventi documentati o una vicenda con numerose linee temporali possono rendere necessaria una mappa molto più dettagliata. Anche in questi casi, però, la progettazione non elimina completamente ciò che verrà scoperto nella scrittura.

Dal racconto breve al romanzo cambia la distanza

Se hai già provato a scrivere un racconto breve, potresti avvertire con particolare forza la differenza. Un racconto può spesso essere osservato quasi interamente prima di essere scritto: il suo spazio è più ristretto, i personaggi sono pochi, gli avvenimenti selezionati con maggiore severità. Possiamo vedere l’inizio e intuire già il punto verso cui stiamo andando. Tra il racconto e il romanzo di ampio respiro, però, non esiste un confine netto. Una storia può chiedere più spazio di quello concesso da un racconto senza avere bisogno di diventare un libro di trecento pagine. I Romanzi Brevi abitano proprio questo territorio intermedio: lasciano ai personaggi, alle relazioni e alle conseguenze più tempo per svilupparsi, conservando però una maggiore concentrazione narrativa.

Anche per questo, quando cominciamo a scrivere, non è sempre necessario decidere subito quanto sarà lunga la storia. Possiamo riconoscerne il nucleo, iniziare a seguirlo e capire progressivamente quanto spazio gli occorre. Nel romanzo di maggiore estensione la distanza aumenta ancora: non significa semplicemente che dobbiamo aggiungere più avvenimenti, ma che abbiamo più tempo per lasciare cambiare i personaggi, sviluppare relazioni, aprire conseguenze, permettere a qualcosa che sembrava secondario di diventare importante. È proprio questa maggiore distanza a rendere difficile pretendere di vedere tutto fin dall’inizio. Possiamo conoscere la direzione senza conoscere ogni strada.

Quando prepararsi diventa un modo per rimandare

Documentarsi, prendere appunti e progettare sono parte della scrittura. Non c’è nulla di sbagliato nel dedicare molto tempo alla preparazione di un romanzo, ma esiste un confine difficile da riconoscere. Possiamo continuare ad aggiungere dettagli alle biografie dei personaggi perché ci servono davvero, oppure perché scrivere la prima scena ci espone finalmente al rischio che la storia sulla pagina non sia bella quanto quella che abbiamo immaginato. Possiamo modificare per la quinta volta la scaletta perché abbiamo individuato un problema strutturale, oppure perché finché lavoriamo sulla scaletta il romanzo rimane perfetto: non contiene frasi brutte, dialoghi deboli, scene che non funzionano.

Non esiste un test capace di distinguere sempre le due situazioni. Possiamo però farci una domanda molto semplice: che cosa mi manca davvero per scrivere una scena? Se la risposta riguarda un’informazione concreta, possiamo cercarla. Se riguarda una decisione narrativa, possiamo prenderla provvisoriamente e verificare che cosa succede. Se invece continuiamo a rispondere “devo pensarci ancora” senza riuscire a identificare che cosa dobbiamo pensare, forse il problema non è più la preparazione. Forse è arrivato il momento di scrivere.

Non serve l’intera mappa

Un romanzo non deve essere completamente conosciuto prima di essere scritto. Se così fosse, la scrittura sarebbe soltanto la trascrizione di una storia già esistente. Preparare serve: una scaletta può servire moltissimo, e conoscere i personaggi, documentarsi e immaginare il finale possono evitare vicoli ciechi e mesi di lavoro che dovranno essere ripensati. Ma arriva un momento in cui continuare a prepararsi non significa più preparare il romanzo: significa rimandarlo.

Per cominciare non hai bisogno dell’intera mappa. Hai bisogno di un punto da cui partire, di qualcosa che costringa la storia a muoversi e di abbastanza curiosità da voler scoprire che cosa c’è oltre la parte che riesci già a vedere. Il resto della mappa potrà apparire mentre cammini.


Il Blog di Casa Creativa nasce anche per questo: non per trasformare la scrittura in una sequenza di regole da applicare, ma per trovare modi concreti da cui cominciare. Dopo aver attraversato il racconto breve e le forme narrative che abitano lo spazio dei Romanzi Brevi, possiamo allargare il territorio senza pretendere di conoscerlo già tutto. Un romanzo può nascere anche così: da una storia di cui vediamo soltanto una parte e dalla decisione di cominciare a percorrerla.

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