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Studio

Fare spazio al resto

02 Giugno 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

C’è una richiesta silenziosa che attraversa il nostro tempo: essere coerenti. Non necessariamente sinceri, non necessariamente autentici. Coerenti con il profilo che abbiamo costruito, con l’immagine che gli altri si aspettano, con le opinioni espresse ieri, con il ruolo che occupiamo, con la versione di noi che abbiamo imparato a raccontare. La coerenza è diventata una virtù così apprezzata da trasformarsi, talvolta, in una forma di sorveglianza gentile, quasi invisibile, che non impone ma allinea.

In questo scenario ci viene chiesto di essere riconoscibili, di mantenere una linea, di spiegare ogni cambiamento, di giustificare ogni contraddizione. Eppure la vita non procede in linea retta. Le persone cambiano idea, perdono interessi, si stancano di ciò che amavano, scoprono parti di sé che non avevano previsto. A volte si allontanano da ciò che erano senza sapere verso cosa si stanno dirigendo. È sempre stato così.

La differenza è che oggi ogni passaggio lascia tracce. Le fotografie restano, i post restano, le dichiarazioni restano. Le versioni precedenti di noi continuano a esistere accanto a quella attuale, come strati che non si cancellano. Così può nascere una tentazione sottile: smettere di cambiare per non dover contraddire il racconto. Non è una decisione, è un’abitudine che si forma poco alla volta.

Si evita una domanda, si rinvia una scelta, si difende una posizione che non convince più, si continua a interpretare una parte perché ormai la si conosce bene. La superficie resta ordinata, ma l’ordine non sempre coincide con l’equilibrio. A volte coincide soltanto con la rinuncia al conflitto. È qui che molte inquietudini contemporanee trovano origine: non in una mancanza di identità, ma nell’eccesso di un’identità diventata troppo rigida, troppo definita, troppo costretta a restare uguale a se stessa.

E forse ciò che chiamiamo crisi non è altro che il momento in cui qualcosa, dentro, smette di collaborare con la versione che abbiamo imparato a sostenere.

Non per distruggerla.

Forse soltanto per fare spazio al resto.

Valerio villari per Redazione – LaParolaNascosta

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