Cara soglia,
tu che separi il detto dal non detto, dimmi: è più grave varcare o restare?
Ogni volta che mi fermo davanti a te, il tempo si sospende. Non sei porta né muro, ma possibilità interrotta. La mano tocca il tuo limite invisibile, e il gesto si spegne.
Mi chiedo se la tua funzione sia custodire o respingere. Se il tuo silenzio protegga il passo o lo condanni all’immobilità. Perché varcare significherebbe scrivere, e scrivere tradirebbe il silenzio che precede la pagina.
Palermo, tra le sue pietre che sanno di attese, mi insegna la tua lezione: non ogni confine chiede di essere superato. Talvolta la soglia è la vera dimora.
Valerio