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Stanza delle Prose

06 Maggio 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

Prose Improvvisate

E qualche volta, tante volte, durante la traversata dello stesso oceano, quello dei nostri giorni, si è fatto notte e le farfalline cessavano di volare. Quelle farfalle che hanno conosciuto il fiore del tuo sorriso, mentre io tentavo di disegnarlo a parole, e non sono mai riuscito a farlo come avrei desiderato. Mi sono arreso all’evidenza e nell’oceano fu tempesta.

Una notte, una tra le tante in cui mi perdo tra le spine di pensieri logoranti, mentre passeggiavo sul ponte della nave, quella dei miei sogni, mi parve di udire il suono di un carretto.

So riconoscere dal rumore se un carretto è vuoto o carico: più rumore fa, meno carico trasporta. Sì, proprio come le persone vuote: fanno rumore, ma non hanno nulla da donare al mondo, pensano a loro stesse, vivono di amor proprio. Quella notte, durante quella passeggiata, riconobbi il rumore della mia coscienza.

Non c’era vento a sferzare le vele del mio intelletto e quel rumore mi entrò dentro come un demone pronto a uccidermi e… mi uccise. Si interruppe il viaggio e il mare iniziò a piangere;ssenza che me ne rendessi conto, lo stavo cancellando dal quadro dei desideri.

A un tratto non fui più sicuro di aver amato. Eppure avevo visto e vissuto quel sentimento, perdendomi in esso, perdendo anche il controllo di quel poco che era rimasto della mia anima. Mi ero perso nella storia, nello stesso istante in cui il carretto mi fu tanto vicino da giungermi come frastuono. Mi ero perso come fanno i granelli di sabbia quando l’onda viene a morire sulla spiaggia.

Finisce la traversata e nudo mi consegno alla tempesta, sciogliendomi nel nulla, come quella sabbia che mai più potrà riunirsi alla propria spiaggia. Il veliero prosegue il suo viaggio: il naufrago si è perso tra i flutti. La tempesta può cessare.

Valerio Villari

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