Le storie servono a evadere, a rompere il qui e ora e trasportarci in altri spazi e in altri tempi in cui, finalmente, avere altre immaginazioni. Ma il meccanismo rischia di incepparsi
Il testo riflette sulla paralisi degli immaginari in tempi di crisi e trauma, quando la narrativa speculativa fatica a costruire mondi davvero alternativi. Attraverso riferimenti a Ursula K. Le Guin, Lola Olufemi, Carmen Maria Machado, Saidiya Hartman, Lidia Yuknavitch e Kathy Acker, Arianna Preite mostra come forme ibride, frammentarie e sperimentali possano riaprire lo spazio dell’immaginazione.
La conclusione ribadisce che la finzione non è evasione dal reale, ma una pratica trasformativa capace di generare nuovi linguaggi, nuove letture e nuove possibilità di abitare il presente.
L’indiscreto – Una magazine inattuale – 29 Marzo 2024