Il non detto pesa più della pagina compilata. È il silenzio che precede la prima riga, il gesto interrotto prima del segno.
Nella pagina bianca si annida il vero dramma della scrittura: non ciò che si scrive, ma ciò che si sceglie di tacere. Ogni parola scelta è un tradimento verso quelle escluse. Il peso non sta nell’inchiostro, ma nello spazio vuoto tra le linee.
Ho imparato questo a Palermo, tra vicoli che custodiscono storie mai pronunciate. Qui il non detto diventa eco, riverbero di ciò che avrebbe potuto essere. La poesia nasce da quel peso, non dalla sua liberazione.
E se il vero atto poetico fosse proprio questo: dare forma al silenzio? Non riempire il vuoto, ma nominarlo.
Valerio