Stanza delle Prose
Spettatori del Mondo
L’alba urbana e il risveglio meccanico della città fanno da sfondo a questa prosa, un’esplorazione ravvicinata di quella solitudine esistenziale che si prova quando ci si scopre scollati dal flusso continuo e indifferente della realtà, sospesi tra il ruolo di testimoni e quello di estranei.
La città non dorme mai davvero, ma certe ore hanno il rumore di chi ha smesso di parlare. È quell’istante prima dell’alba in cui i semafori continuano a cambiare colore per automobili che non esistono più, mentre le finestre conservano ancora il buio profondo della notte. Le strade sembrano più larghe a quell’ora, non perché lo siano davvero, ma perché manca tutto ciò che durante il giorno le riempie e le restringe, tutta quella gente che trasforma ogni viale in un flusso continuo di presenze.
Una Luce nel Buio
Dal quarto piano di un palazzo qualunque una luce si accende e resta accesa, disegnando sul muro interno un rettangolo giallo che si allarga lentamente. Dietro il vetro, un uomo osserva la strada senza cercare nulla in particolare, con gli occhi che abitano quel vuoto senza bisogno di riempirlo.
Ogni tanto appoggia una mano sul davanzale e la ritrae subito, come se la pietra conservasse il freddo di tutte le notti trascorse lì, come se quel contatto brevissimo fosse sufficiente a ricordare che il mondo fuori è ancora lì, immobile e indifferente.
Le Cronache del Giorno
Sul tavolo della cucina c’è una tazza dimenticata dalla sera precedente, con il fondo di caffè che ha formato una crosta marrone sui bordi. Accanto, un giornale piegato a metà, con le pagine che si sono increspate nel tempo.
Una pagina parla di una guerra lontana, con mappe e confini che nessuno dei lettori conosce davvero. Un’altra racconta di un incidente sul lavoro, con la data e il nome di un uomo che ora è solo una cifra in un report. Le fotografie mostrano volti che nessuno ricorderà tra qualche settimana, occhi che hanno visto troppe cose e ora sono solo immagini stampate su carta che si scolora. L’uomo sfoglia il giornale senza leggere davvero, con le dita che spostano le pagine come se cercassero qualcosa che non sa nemmeno come si chiama. Poi lo richiude, e il rumore delle pagine che si accomodano è il solo suono nella stanza.
Il Risveglio della Città
Dall’altra parte della strada, una saracinesca si alza con un rumore metallico che risuona lungo il muro del palazzo. Qualcuno sta iniziando la propria giornata, qualcuno che ha un luogo da aprire, una porta da sbloccare, un lavoro da fare. Poco più avanti compare il primo autobus, con le sue luci che brillano nell’aria grigia.
Una donna sale senza guardare il conducente, con la felpa che si stringe intorno al corpo e lo sguardo che cerca qualcosa nello schermo del telefono. Un ragazzo tiene gli occhi bassi sul telefono, con le dita che scorrono su una superficie che non trasmette nulla. Le porte si chiudono con un suono secco e il mezzo riparte, lasciando dietro di sé un’aria che si riempie lentamente di rumore.
Tutto continua, come se la notte fosse stata soltanto una breve distrazione, un taglio nel film che la città racconta a se stessa ogni giorno. Le finestre si illuminano una dopo l’altra, disegni di luce che sich affacciano sul muro esterno. Un motorino attraversa l’incrocio con il suo rumore acuto, un camion delle consegne si ferma davanti a un negozio ancora chiuso, con il portone che aspetta ancora la mano che lo sbloccherà. La città riprende lentamente possesso di se stessa, come se la notte fosse stata soltanto una pausa necessaria, un respiro prima di ricominciare.
Fotografie di una Casa Lontana
L’uomo resta alla finestra ancora qualche minuto, con gli occhi che seguono il movimento senza partecipare davvero. Osserva il panificio all’angolo, la fermata dell’autobus, i balconi che si aprono come bocche che vogliono dire qualcosa. Conosce quei luoghi da anni, ha passato davanti a quelli stessi scenari centinaia di mattine, e potrebbe descriverli a occhi chiusi, con ogni dettaglio, ogni crepa, ogni colore. Eppure gli capita di guardarli come si guardano le fotografie di una casa in cui non si abita più, con la distanza di chi ha smesso di essere parte di quella storia.
Quando il sole comincia ad affacciarsi tra i tetti, con i suoi primi raggi che tagliano l’aria grigia, spegne la luce della cucina. La stanza torna vuota, il rettangolo giallo si dissolve e il buio torna a occupare ogni spazio. Sulla strada il giorno è ormai iniziato, con il suo rumore e la sua gente, con il suo flusso che non si ferma mai. Nessuno si accorge che per tutto quel tempo qualcuno è rimasto alla finestra a guardare il mondo passargli davanti, come se fosse uno spettatore di un film in cui non ha mai un ruolo.
Questo testo è l’appuntamento del mercoledì dedicato alla prosa. Per ripercorrere le tappe del nostro viaggio settimanale, leggi l’editoriale di presentazione dedicato alla solitudine interiore o scopri tutti i contributi correlati nell’archivio del tag La solitudine.
Valerio Villari per LaParolaNascosta