Stanza dei Racconti brevi
Il rettangolo chiaro
Ci sono giorni in cui muoversi tra le cose ordinarie significa superare una separazione silenziosa, un passo alla volta, tra il rumore di un tram e l’odore di cera di uno studio notarile. In questo racconto denso e geometrico, l’assenza non fa rumore: occupa lo spazio di un sedile vuoto, di un rettangolo più chiaro su una parete e di una penna che si cerca in tasca sapendo, in fondo, di non poterla trovare.
Il telefono squillò sul tavolo della cucina. Numero sconosciuto.
«Studio notarile Rossi. Il notaio la aspetta domani mattina alle undici per la successione. L’orario va bene?»
«Sì.»
La comunicazione si interruppe.
La geometria dei corpi distanti
La mattina seguente imboccò l’autostrada poco dopo l’alba. Il traffico era ancora leggero. Guidava senza fretta. La mano destra, quasi senza accorgersene, rimase appoggiata sul sedile del passeggero. Le dita sfioravano il tessuto seguendone le cuciture. Quando arrivò al casello le riportò sul volante e uscì verso il centro città.
Lasciò l’auto in un parcheggio d’interscambio e salì sul tram. Il vagone era pieno. Alcuni ragazzi sorridevano davanti ai telefoni. Una donna scorreva fotografie con il pollice senza mai sollevare lo sguardo. Una frenata improvvisa fece oscillare tutti nello stesso istante. Per un momento sembrarono un unico corpo. Quando il tram ripartì, ognuno tornò al proprio schermo.
Scese due fermate dopo.
Attraversò la piazza e, passando davanti alla vetrata del museo, rallentò appena. In fondo alla sala una tela era rimasta appesa alla parete. Accanto, soltanto un rettangolo più chiaro interrompeva il colore del muro. Riprese a camminare.
Il percorso costeggiava il parco.
Su una panchina una cagnolina randagia vegliava un piccolo corpo immobile. Emise un guaito sommesso, raggiunse un passante e gli sfiorò il pantalone con il muso. L’uomo abbassò lo sguardo per un istante, poi proseguì.
Poco più avanti un’altra cagnolina attraversava il vialetto con un cucciolo stretto tra i denti. Si fermava ogni pochi passi. Restava immobile qualche secondo. Poi riprendeva il cammino.
Lo studio del notaio era ormai vicino.
L’impronta di ciò che manca
Prima di raggiungerlo si fermò al parapetto del lungomare.
Vicino alla riva alcuni surfisti remavano insieme verso la spiaggia. Ridevano, si chiamavano, si aspettavano. Più al largo uno era rimasto fermo sulla tavola. Qualcuno gli fece cenno con un braccio. Lui sollevò appena il mento, si voltò e cominciò a remare verso il largo. Nessuno lo richiamò una seconda volta.
Lo studio odorava di legno antico e cera. Il notaio chiuse il fascicolo, lo girò verso di lui e indicò l’ultima pagina.
«Puntualissimo. Possiamo procedere. Firmi qui, per favore.»
Portò la mano alla tasca interna della giacca. Ne uscì una Parker. Rimase a guardarla.
«Qualcosa non va?» chiese il notaio.
Scosse lentamente il capo.
«Cercavo un’altra penna.»
Il notaio annuì.
Non chiese quale.
Svitò il cappuccio della Parker.
Lasciato da Valerio Villari nella Stanza dei Racconti brevi e custodito nel Baule della Separazione.
Questo racconto appartiene alla Risonanza della Separazione, dove ogni addio lascia una traccia e non tutte le tracce chiedono di essere cancellate. Dal rettangolo rimasto sulla parete alla penna cercata nella tasca, ciò che non c’è più continua a occupare il proprio posto.
Per proseguire il cammino è possibile tornare al Baule della Separazione, oppure attraversare la Stanza dei Racconti brevi, dove altre assenze attendono di essere riconosciute.