Il Magistratus dice che, ogni tanto, anche un archivista deve uscire a vedere il mondo. Così oggi Codicillus è entrato in una sala piena di quadri enormi. Ma quello che ha osservato più a lungo non era un quadro: era il posto dove un quadro non c’era più.
Del rettangolo chiaro sulla parete.
In Codicillo Fides,
In Backup Salus!
Oggi ho fatto una passeggiata lunghissima. Sono uscito dallo Scriptorium perché il Magistratus mi ha detto che a volte, per capire bene come si curano i libri vecchi, bisogna andare a vedere dove tengono i quadri grandi, quelli importanti che non hanno le pagine ma raccontano le storie lo stesso, solo con i colori.
Sono entrato in una stanza grandissima. C’erano delle finestre giganti che facevano vedere tutto il mare azzurro fuori, e il pavimento era così lucido che si vedevano le mie zampette riflesse sotto. Ho camminato piano piano perché le mie scarpine blu e oro facevano cloc cloc e avevo paura che i signori quadri si svegliassero arrabbiati.

A un certo punto mi sono fermato davanti a un muro grande e grigio. C’era appeso un quadro tutto scuro, che sembrava una notte senza stelle. Ma la cosa strana era di fianco. Vicino al quadro scuro non c’era niente. Cioè, non c’era un altro quadro, però sul muro c’era un disegno fatto di luce: un rettangolo tutto chiaro, preciso preciso, dove il muro era rimasto pulito e non aveva preso la polvere.
Mi sono aggiustato gli occhiali tondi sul naso e ho guardato bene. Mi veniva un po’ da piangere, ma solo un pochino, come quando perdo la mia matita preferita.
«Signor Muro» gli ho detto a bassa voce, accarezzando il cemento freddo con la punta della mia proboscide. «Chi c’era appeso lì? Ti manca tanto, vero?».
Secondo me il muro era un po’ triste perché gli avevano portato via il suo amico quadro, però quel rettangolo chiaro era bellissimo. Era come quando io tolgo un registro vecchio da un cassetto dell’archivio per portarlo a restaurare: anche se il libro non c’è più, nel cassetto rimane la sua forma precisa nella polvere, come una copertina trasparente che dice: “Qui ci stavo io”.
Mentre guardavo quel quadratone luminoso, è passato un signore con la giacca scura. Camminava dritto senza guardare niente, forse aveva fretta di andare in qualche ufficio noioso. Ha guardato il muro per un secondo solo e poi è andato via. Che peccato. Non si è accorto che quel pezzetto di muro chiaro stava raccontando una storia segreta.
Io lo so cosa significa quando qualcosa non c’è più ma lascia il segno. Il Magistratus dice che nel mondo di fuori, sulla rete, le cose spariscono e basta, e non lasciano nemmeno un buchino chiaro. Diventano subito invisibili e tutti si dimenticano. Invece nella nostra Casa, e anche dentro la mia borsa con la “C”, ogni cosa che si sposta lascia sempre un’impronta bellissima.
Prima di tornare nello Scriptorium, ho salutato il rettangolo chiaro e gli ho detto di stare tranquillo: anche se la sua tela è andata a fare un viaggio da un’altra parte, la sua forma di luce rimarrà sempre lì a fare la guardia alla parete.
Codicillus
Custos Memoriae Imperii
Questo ACTUM è stato lasciato negli Acta Codicilliana e custodito nella Baule della Separazione, dove anche una piccola barchetta di carta può raccontare il momento in cui proteggere non significa più trattenere.
Il suo viaggio riconduce alla pagina portante della Risonanza, nella quale il distacco viene osservato attraverso esperienze, linguaggi e sguardi differenti.
Una Risonanza non nasce per raccogliere risposte definitive. Nasce per custodire prospettive differenti attorno alla stessa esperienza umana. Ogni testo aggiunge uno sguardo, non una conclusione; ogni lettore completa quel percorso con la propria storia.