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Soglia visiva per Liber Primus - De Captcha et Humanitate, costruita per accompagnare il racconto in Casa Creativa

ARCHIVIVM IMPERII INFORMATICI

Liber Primus

De Captcha et Humanitate

Della natura biologica dell'uomo e delle difficolta incontrate nel dimostrarla alle macchine.

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CAPUT I

DE PROBATIONE HUMANITATIS

I

Nell’anno in cui l’Impero Informatico aveva ormai esteso la propria giurisdizione sopra ogni forma di commercio, comunicazione e svago, sorse una questione che i filosofi delle generazioni precedenti non avevano saputo prevedere.

L’uomo doveva dimostrare di essere uomo.

Magistrato imperiale davanti alla tavola della prova di umanità, con registro, sigillo, bilancia e iscrizione Probatur Homo.
P01 – Magistratus Probationis Humanitatis. L'autorità che domanda all'uomo di provare di non essere macchina.

II

Poiché le macchine si moltiplicavano con velocità crescente e i loro algoritmi percorrevano le reti telematiche come eserciti senza volto, i Custodi della Sicurezza stabilirono che nessun cittadino potesse accedere a una risorsa ipertestuale senza prima sottoporsi alla Prova della Natura Biologica.

Guardiano imperiale davanti a una porta socchiusa e luminosa, con chiavi, sigilli e cartiglio Intra Si Probatus.
P03 – Custos Portarum Digitalium. Il custode della soglia fra esclusione e accesso concesso.

III

A tal fine fu istituito il rito del CAPTCHA.

Sigillo rosso della prova di umanità con mano, occhio di verifica, griglia e iscrizione Sigillvm Probationis.
S01 – Sigillum Probationis. Il segno che certifica l'avvenuta prova.

IV

Il cittadino che desiderasse consultare una pagina, leggere un articolo o completare una registrazione sarebbe stato fermato da una griglia composta da immagini frammentarie e di qualità discutibile.

Gli sarebbe quindi stato ordinato:

“Seleziona tutti i quadrati contenenti semafori.”

Tavola miniata con griglia di nove immagini, quattro selezioni rosse, mano indicatrice e sigillo Probatur.
T01 – Tabula Probationum Visualium. La selezione delle immagini trasformata in procedura giuridica imperiale.

V

Nessuna ulteriore spiegazione sarebbe stata fornita.

CAPUT II

DE DUBIO SEMAPHORORUM

I

Sorsero immediatamente dispute interpretative.

In numerose immagini il semaforo appariva mutilato.

Talvolta era visibile soltanto il palo.

Talvolta soltanto una luce.

Talvolta una porzione di ombra la cui natura risultava oggetto di controversia.

II

La Scuola Semaforista Ortodossa sosteneva che ogni frammento appartenente al semaforo dovesse essere selezionato.

La Corrente Minimalista riteneva invece sufficiente cliccare soltanto il corpo principale dell’oggetto.

III

La disputa durò molti anni e produsse una quantità di letteratura superiore a quella dedicata all’oggetto stesso.

IV

La macchina non partecipò mai al dibattito.

Si limitò a respingere entrambe le interpretazioni.

Nota 105

Sul semaforo sfocato dell'angolo inferiore destro.

I filologi computazionali hanno a lungo discusso se il segno grigiastro posto ai margini dell’immagine debba essere considerato semaforo, riflesso, idrante o residuo cromatico di una realtà precedente.

La dottrina prevalente ritiene tuttavia che la natura dell’oggetto sia questione secondaria.

Nel rito della verifica non si domanda al cittadino che cosa egli veda, ma che cosa la macchina ritenga opportuno che egli avrebbe dovuto vedere.

CAPUT III

DE GAIO UNICODE MASSIMO

I

In quei giorni esercitava la propria autorità Gaio Unicode Massimo, Governatore della Provincia delle Vocali Accentuate e Custode della Compatibilità Retroattiva Universale.

II

Le cronache lo descrivono come uomo severo e metodico.

Era convinto che ogni problema semplice potesse essere migliorato mediante l’introduzione di ulteriori passaggi intermedi.

III

Quando gli venne riferito che numerosi cittadini lamentavano difficoltà nell’identificazione dei semafori, convocò il Senato delle Dipendenze Mancanti.

IV

Dopo tre giorni di consultazioni e sette settimane di dibattito, il Senato concluse che il problema non risiedeva nei semafori.

Il problema risiedeva nei cittadini.

V

Gaio Unicode Massimo approvò la relazione senza modifiche.

VI

Fu quindi emanato il celebre Editto della Fallibilità Necessaria.

Decreto miniato sulla prova di umanità, con quattro articoli, glosse, firme, Magistratus, Scriba e grande sigillo pendente.
D01 – Decretum de Probatione Humanitatis. L'atto imperiale che trasforma la verifica dell'uomo in legge della soglia.

CAPUT IV

DE IMPERFECTIONE NECESSARIA

I

Poiché le macchine erano ormai capaci di riconoscere immagini con precisione superiore a quella degli uomini, divenne necessario introdurre nuove modalità di identificazione della natura biologica.

II

Fu stabilito che il cittadino dovesse mostrare segni evidenti di esitazione.

III

La rapidità sarebbe stata considerata sospetta.

La precisione eccessiva, indizio di automatismo.

L’efficienza, prova quasi certa di colpevolezza.

IV

Il cittadino diligente avrebbe pertanto dovuto:

sbagliare almeno una volta;

correggersi con esitazione;

dubitare del proprio giudizio;

ricontrollare un quadrato già verificato.

Scriba medievale registra errori e dinieghi fra griglie cancellate, timbri, clessidra e formula Error Factus Est Actus.
P02 – Scriba Errorum. Ogni fallimento della verifica diventa atto d'archivio.

V

Solo allora la macchina avrebbe riconosciuto in lui un essere umano.

VI

Molti filosofi considerarono tale decisione il momento culminante della civiltà digitale.

Per la prima volta nella storia, l’uomo veniva premiato per la propria imperfezione.

VII

Le macchine continuarono a funzionare.

Gli uomini iniziarono invece a domandarsi se fossero ancora loro a sostenere l’esame o se l’esame stesse lentamente sostenendo loro.

Nota 106

Della punizione della rapidità.

La rapidità del gesto, in apparenza virtù operativa, fu presto classificata tra gli indizi di natura artificiale.

Chi selezionava le immagini con eccessiva decisione veniva ricondotto alla procedura iniziale, affinché imparasse a manifestare esitazione, ripensamento e moderata incertezza motoria.

Da tale principio nacque la dottrina secondo cui l’uomo deve dimostrare la propria umanità non mediante la ragione, ma mediante una sufficiente imperfezione nell’uso del puntatore.

CAPUT V

DE PURGATORIO IMAGINUM INFINITARUM

I

Non tutti i cittadini riuscivano a superare la Prova della Natura Biologica al primo tentativo.

II

Coloro che fallivano ripetutamente venivano condotti in una regione amministrativa intermedia, nota agli studiosi come Purgatorio delle Immagini Infinite.

III

In tale luogo le griglie non terminavano mai.

Ogni volta che il cittadino individuava correttamente un semaforo, ne appariva un altro.

Ogni volta che selezionava una bicicletta, nuove biciclette emergevano dalle regioni periferiche dell’immagine.

IV

Alcuni testimoni riferirono di aver identificato autobus per intere giornate senza mai raggiungere la conclusione della procedura.

V

La documentazione ufficiale negò sempre l’esistenza di tale fenomeno.

Essa si limitò a definirlo:

“Ottimizzazione progressiva della verifica.”

Nota 115

Del Purgatorio delle Immagini Infinite.

Gli esegeti collocano tale regione in uno spazio intermedio fra il dominio degli uomini e quello delle macchine.

In essa l’anima digitale non viene respinta, ma trattenuta in una successione di griglie, attraversamenti pedonali, biciclette e autobus, la cui durata non è misurata in ore, bensì in tentativi.

Nota 116

Della Lentezza Escatologica.

Il lento dissolversi delle immagini non indica soltanto una condizione tecnica.

Esso costituisce una categoria temporale propria dell’Impero Informatico, nella quale il cittadino percepisce il passaggio del tempo senza poter stabilire se la procedura stia avanzando, ricominciando o semplicemente contemplando se stessa.

Nota 117

Della Mancata Salvezza.

Le cronache riferiscono di cittadini che, dopo aver identificato correttamente una lunga serie di biciclette, ricevettero in premio una nuova griglia contenente ulteriori biciclette.

La scuola tradizionale interpreta il fenomeno non come errore, ma come manifestazione ordinaria della volontà algoritmica, alla quale nessuna risposta corretta impone necessariamente una conclusione.

CAPUT VI

DE NATURA MYSTICA ALGORITHMI

I

Col trascorrere degli anni, i cittadini iniziarono a formulare una domanda sempre più frequente.

II

Se la macchina era in grado di riconoscere autonomamente semafori, biciclette e attraversamenti pedonali, per quale ragione chiedeva assistenza agli uomini?

III

La questione venne sottoposta al Senato delle Dipendenze Mancanti.

IV

Dopo approfondite consultazioni, il Senato stabilì che la domanda fosse mal formulata.

V

Non era la macchina ad aver bisogno dell’uomo.

Era l’uomo ad avere bisogno della macchina per dimostrare la propria esistenza.

Sigillo rosso dell'accesso concesso con porta aperta, chiave, luce dorata e iscrizione Accessus Concessus.
S02 – Sigillum Accessus Concessi. La soglia si apre dopo la prova riconosciuta.

VI

Tale conclusione fu accolta con favore dagli ambienti governativi e con un certo sconforto dal resto della popolazione.

CAPUT VII

DE SCHOLIS ET HERESIBUS

I

Come avviene per ogni dottrina sufficientemente complessa, sorsero ben presto scuole di pensiero contrapposte.

II

Gli Ortodossi sostenevano che la macchina possedesse sempre ragione.

III

Gli Ermetici ritenevano che il significato delle immagini fosse simbolico.

Secondo tale corrente, il semaforo rappresentava la condizione umana e l’autobus il destino.

IV

Gli Scettici sostenevano invece che il sistema fosse casuale.

V

Tale affermazione venne dichiarata eretica.

VI

Gli autori furono costretti a identificare biciclette per quaranta giorni consecutivi.

CAPUT VIII

DE LOOP SISYPHI DIGITALI

I

Tra tutte le pene amministrative previste dall’Impero Informatico, nessuna era temuta quanto il Loop di Sisifo Digitale.

II

La procedura aveva inizio quando il cittadino completava correttamente una verifica.

III

La macchina mostrava quindi la seguente comunicazione:

“Si è verificato un errore. Riprovare.”

Registro miniato di sei errori della prova, con griglie fallite, porta chiusa, chiave spezzata, Scriba, timbri e clessidra.
T02 – Tabula Errorum Frequentium. Il fallimento classificato, timbrato e restituito all'uomo come procedura da ripetere.

IV

Il cittadino riprovava.

V

L’errore si ripresentava.

VI

Dopo numerose reiterazioni, il soggetto iniziava a dubitare della propria memoria, delle proprie capacità percettive e, nei casi più gravi, della propria natura biologica.

VII

Numerosi studiosi ritengono che il Loop di Sisifo Digitale costituisca il più raffinato strumento filosofico mai concepito dall’Impero.

Esso non impedisce all’uomo di raggiungere l’obiettivo.

Lo convince progressivamente che l’obiettivo non sia mai esistito.

CAPUT IX

DE CONCLUSIONE LIBRI PRIMI

I

Così ebbe origine la Prova della Natura Biologica.

II

Generazioni di cittadini dedicarono una parte significativa della propria esistenza all’identificazione di oggetti perfettamente riconoscibili da sistemi che fingevano di non riconoscerli.

III

Le macchine appresero.

Gli algoritmi migliorarono.

I cittadini invecchiarono.

IV

Eppure il rito sopravvisse.

V

Poiché ogni Impero necessita di un confine.

E nessun confine si dimostrò più efficace di una bicicletta sfocata collocata nell’angolo inferiore destro di una fotografia.


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