Caro amico,
ieri sera, mentre piegavo i panni, mi sono accorto di quanto mi costa ogni gesto calcolato. Non parlo di grandi cose, quelle le lasciamo ai drammi, ma dei piccoli aggiustamenti: la voce che abbasso per non disturbare, il silenzio che scelgo invece di una frase troppo nuda.
È come se vivessimo sempre un passo indietro rispetto a noi stessi. Non per paura, ma per inerzia. Il mondo ci chiede di incastrarci, e noi lo facciamo: un sorriso dosato, una pausa al momento giusto, un “va bene” che nasconde il resto.
Tu lo sai meglio di me. Ricordi quella volta al bar, quando hai lasciato cadere la forchetta e hai riso senza copertura? Ecco, è quel lampo. Non dura, ma spacca tutto.
Non ti sto chiedendo di buttare via le corazze. Solo: e se domani, una volta sola, provassimo a non raccoglierle al mattino? A lasciare che il giorno ci prenda com’è, senza il solito primo strato.
Dimmi tu se ha senso. Io, per ora, ci penso ancora.
Valerio