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Riflessi dInchiostro

Siamo fatti di maschere

17 Maggio 2026 · Valerio Villari
Custodito nel Baule:

A un certo punto nelle nostre giornate, la maschera non è più solo un pezzo di stoffa, di legno o di cera, ma una piega del volto. Qualcosa che si è appiccicata così bene da sembrare parte di noi. La letteratura ha spesso lavorato su questo scivolamento lento, mostrando come il gesto di rappresentarci agli altri si trasformi in modo di essere.

Non c’è uomo che a forza di portare una maschera, non finisca per assimilare a questa anche il suo vero volto.

Nathaniel Hawthorne

Questa frase, che si può leggere come l’essenza di un intero romanzo, indica un passaggio impercettibile: non si tratta più di un travestimento temporaneo, ma di una mutazione quasi invisibile dell’identità. Ogni volta che si indossa una certa espressione, un certo tono, una certa postura, si rinforza uno strato fino a farlo coincidere con ciò che sentiamo come “noi stessi”.

Qui la maschera non è solo ciò che nasconde, ma ciò che lascia emergere. La persona che si adegua ai modi richiesti dalla famiglia, dal lavoro, dalla società, finisce col somigliare così tanto a quella parte di sé messa in scena da non riconoscere più il resto. Il volto, in questo senso, non è ciò che si vede, ma ciò che si è imparato a mostrare, fino a farlo coincidere con la realtà interiore.

Nella scrittura, la maschera è ancora più visibile: ogni frase porta con sé una voce, una posa, un modo di stare davanti al lettore. Il narratore che si nasconde dietro i propri personaggi, l’io che si sdoppia in voci diverse, finisce col condividere con loro non solo lo spazio della pagina, ma la consistenza dell’essere. Il racconto diventa una serie di maschere possibili, e ognuna di esse lascia un segno sul volto di chi scrive.

Il tema della maschera, allora, non è soltanto teatrale, ma quotidiano. È il modo in cui ci adattiamo agli altri, ai luoghi, alle aspettative che incontriamo lungo il cammino. La frase che abbiamo preso in esempio non racconta solo il costume, ma un principio di metamorfosi: la maschera non è un oggetto esterno, ma un processo interno, che modifica la materia del volto e, con essa, dell’identità.

Chi lavora con le parole, che siano di pagina o di azione, sa bene che la maschera più difficile da tenere non è quella che si toglie di colpo, ma quella che si è lasciata aderire, giorno dopo giorno, fino a somigliarle più di quanto si desideri.

Valerio Villari

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