“Pronto?” La voce di lei arriva dal telefono, lontana, come soffocata da strati d’acqua.
“Sono io.” Pausa.
“Ti ricordi quella notte sul ponte?”
Lui fissa il buio della stanza. L’ombra di allora e la parola trattenuta riempiono lo spazio: pioggia, sigarette bagnate, promesse non dette.
“Sì,” mente.
Lei ride, nervosa.
“Ci vediamo domani?”
Riaggancia piano.
Domani cambierà numero.
O forse no.
Il ponte è solo l’arco che unisce due sponde.
Valerio Villari