Perché rileggiamo i vecchi messaggi
Perché torniamo a leggere vecchie chat e conversazioni? Nei messaggi del passato non cerchiamo soltanto gli altri: qualche volta incontriamo anche chi eravamo.
Risonanza
La memoria non conserva soltanto ciò che ricordiamo. Custodisce anche ciò che non riusciamo più a nominare. Questa risonanza esplora il dialogo tra ricordo e silenzio, tra presenza e assenza.
Il non detto pesa più della pagina compilata. È il silenzio che precede la prima riga, il gesto interrotto prima del segno.
Nella pagina bianca si annida il vero dramma della scrittura: non ciò che si scrive, ma ciò che si sceglie di tacere. Ogni parola scelta è un tradimento verso quelle escluse. Il peso non sta nell’inchiostro, ma nello spazio vuoto tra le linee.
Ho imparato questo a Palermo, tra vicoli che custodiscono storie mai pronunciate. Qui il non detto diventa eco, riverbero di ciò che avrebbe potuto essere. La poesia nasce da quel peso, non dalla sua liberazione.
E se il vero atto poetico fosse proprio questo: dare forma al silenzio? Non riempire il vuoto, ma nominarlo.
Un archivio dedicato alle relazioni tra ricordo e assenza, tra ciò che viene conservato e ciò che sfuma. Le tracce qui raccolte osservano il modo in cui il tempo trasforma la memoria.
Perché torniamo a leggere vecchie chat e conversazioni? Nei messaggi del passato non cerchiamo soltanto gli altri: qualche volta incontriamo anche chi eravamo.
“Pronto?” La voce di lei arriva dal telefono, lontana, come soffocata da strati d’acqua. “Sono io.” Pausa. “Ti ricordi quella […]
Cara assenza che non hai nome,ieri ho trovato la tua lettera mai spedita nel cassetto dei calzini. Busta gialla, francobollo […]
La colomba si posa sulla mano protesa della statua, resta ferma. Zampette grigie contro marmo levigato dal tempo. Occhi tondi […]
Il passero sosta sul filo teso.Un battito d’ali,nero contro il cielo bianco.Il filo vibra ancora,sottile come nervo scoperto. Tra l’eco […]
Squillo interrotto a metà. La cornetta resta muta sul tavolo di legno scheggiato, il filo attorcigliato come vene. Fuori piove, […]
Una prosa che esplora i luoghi interiori dove la luce non arriva: spazi silenziosi, ombre che custodiscono movimenti minimi, presenze che non si mostrano...
Una lettera che riflette sull’invisibile: l’assenza come linguaggio, il silenzio come spazio che permette alle cose di respirare.
Un frammento poetico che esplora ciò che resta invisibile: il silenzio che muove le cose, la luce che trattiene memoria, l’assenza che continua a...
Una poesia che esplora l’assenza come forza silenziosa: ciò che manca non svanisce, ma si trasforma in spazio, luce e ritorno.
Il silenzio che pesa può diventare voce...
I vicoli di Palermo custodiscono storie mai pronunciate. Il loro silenzio è più eloquente delle parole.
La mano si fermò a un soffio dalla pagina. Il non detto pesava più dell’inchiostro.
Il non detto pesa più della parola.
Sul limite il passo indugia tra eco e silenzio.
Il non detto pesa più della pagina compilata. È il silenzio che precede la prima riga, il gesto interrotto.
Cara soglia, tu che separi il detto dal non detto, dimmi: è più grave varcare o restare?
Caro silenzio, tu che custodisci le parole non nate, dimmi: qual è il prezzo della soglia che non si varca mai?